Gianmarco Dosselli _scrittore

Bresciano, classe 1954, scrittore autodidatta (dal 1984) per diletto a causa dell'assiduo acquisto di libri vecchi, di "seconda mano", presso una bancarella mobile (236 pezzi tra gialli, spionaggio, noir, avventura, ecc. tuttora amorevolmente conservati), autore tanto da indurlo a stilare il primo romanzo "Un barattolo pieni di vermi" (1991), edito dalla Casa Editrice milanese "Nuovi Autori" (vedi copertina libro). Realizza, poi, brevi racconti per concorsi letterari, ottenendo riconoscimenti come: Premio "Paris" ("Il Marzocco-Firenze", 1993); Premio "Giuseppe Piermarini", primo classificato, ("Ass. Amici dell'Umbria"-Terni, 1995); Premio "Almanacco", finalista, (Edizione OLFA- Ferrara, 1999); e altri ancora... in ultimo: terzo classificato alla XVIII Edizione Premio Letterario Internazionale, Città di Melegnano 2013; secondo classificato al concorso fantasy per l'Editrice Apollo, Bisignano 2014. Dopo il lungo impiego presso il settore alimentare di una ditta viene collocato a riposo nel 2010, barattolo e dal quel momento è l'inizio del suo massimo impegno nel campo della narrativa. Molti suoi scritti sono inseriti in tante Antologie letterarie, le ultime in ordine di tempo: "Altro non faccio..." (2012) e "Antologia solenne" (2014), entrambe edite da "Edizioni OLFA-Ferrara; "Prove scritte" Visystem Editore-Portogruaro (2014). Del 2014 è il romanzo di science fiction: "Le Terre di Sirio", edito dalla Casa Editrice Antipodes (Palermo). Altri due romanzi, entrambi editi nel 2015: il primo, genere satiro umoristico "Più che tarati!" edito dalla stessa Antipodes; l'altro, genere fantasy (con spruzzate di crudeltà) "Il pozzo di Castrum Govonis", edito da Pegasus Edition (Cattolica-Rn).

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I miei racconti: “costruiti come”?

Ogni mio racconto e romanzo realizzato non viene sottoposto all'Editing, utile laddove si corregge quello che un autore non è riuscito a perfezionare nel suo scritto. Perché? Perché troppo costoso! Perciò mi arrangio come posso nella mia capacità e facoltà. È chiaro che non è possibile “insegnare” a scrivere artisticamente, perché artisti si nasce e, tutt'al più, col tempo e con la lettura ci si raffina; tuttavia è sempre possibile imparare a coordinare o a subordinare bene le varie proposizioni in un periodo, a disporre con buon gusto i periodi nel discorso, a non affaticare né infastidire con periodi calibrati il lettore. La sintassi è una austera padrona, che non concede molte licenze, se non quelle che i prepotenti scrittori d'alto lignaggio o celebri o di mestiere da una parte e il popolino irrequieto e sbarazzino dall'altra si prendono talvolta senza chiederle il permesso. Scrisse il linguista, glottologo e lessicografo italiano, Aldo Gabrielli: "C'è molta gente che conosce alla perfezione tutte le regole della grammatica, che non fa mai un errore di ortografia, che sa tutte le parole, anche le più difficili... eppure scrive male." [...] Quando uno scrittore (famoso, dilettante, sconosciuto, ecc.) non segue certe norme è perché ha le sue buone ragioni (artistiche) per non seguirle.” Allora, come espresso dal linguista sopra menzionato, dovrei rasserenarmi un po'? Un grammatico tedesco suggerì ai novelli scrittori di evitare il frasone, il discorsone, la frase gonfia, retorica e burocratica; io ci riesco, mentre per eventuali errori di battitura, sfuggiti alla mia revisione, rimetto all'intelligenza del lettore, che saprà intendere correttamente il testo. La mia vera preoccupazione nello stilare un elaborato (lungo o corto) è la sbadataggine. Anni addietro, in un sito letterario ho inserito un racconto nel quale "Pinco Pallino" era un bel ragazzo con capelli alla paggio; un navigatore, leggendolo, mi ha avvertito che più avanti nella storia la ragazza di "Pinco Pallino" gli dice che non è in grado di pettinare i suoi capelli "riccioluti e cotonati". Una svista tremenda. Svista come effettuata dallo scrittore Michael Collins: in un suo giallo edito da Rizzoli, nel 1975: "Un atto di paura"; narra la storia del detective Dan Fortune, privo di un braccio causa incidente portuale; ebbene, a pag 123 si legge: "Me ne stavo sdraiato con le mani dietro la nuca e cercavo di decidere...". Se privo di un braccio come potrebbe avere due mani! Dunque: “come vengono costruiti i miei racconti?”. Almeno l’80% degli oltre 150 racconti medio-lunghi corrispondono a un misto di storia e di invenzione, in cui avvenimenti realmente accaduti si mescolano con fatti immaginati. Ad esempio: il racconto drammatico “Fuga frenetica” (Neteditor.it) è una storia ispirata a fatti reali (non gli interpreti descritti e i luoghi), “fatti frammentati e cuciti” col filo conduttore; la storia inizia con un vero prologo (solo la prima metà), dopodiché le ambientazioni nella fortezza turca (immaginata) ha sapore valido come le tre condanne capitali e come quando il protagonista del racconto con una famiglia decidono la fuga in mongolfiera (fatto reale che accadde negli anni 70: una fuga dal comunismo oppressivo della Germania Orientale)… e il resto del racconto è pura immaginazione, così come viene man mano che uso la tastiera. Insomma, cari amici, nelle storie sparse vi ci sono contenuti di vicissitudini davvero accadute alle quali ho inserito suspense e azioni, manipolandole il meno possibile. Ribadisco instancabilmente: molti miei racconti accostano a una storia vera in uno scenario di fantapolitica, horror o altro, che vedono come protagonisti persone che hanno vissuto tali esperienze di qualunque stampo! Qualche volta sono notizie che leggo sui giornali, oppure che trovo in un libro o che sento alla televisione. La trama è mia! Ho una immaginazione molto fertile. Quando scrivo m’ispiro ad ogni genere di posti, ad ogni genere di persone, a varie esperienze a quanto avvenuto in passato, e non mi sento, in qualunque modo, responsabile per le conseguenze che possono avere alcuni miei scritti. Ovviamente, in parte, lo sono davvero; ma per uno scrittore come me la verità è una cosa relativa. Anni addietro, durante una conferenza nella Biblioteca Ruspoli, in Roma, lo scrittore Andrea Camilleri, dichiarò: “…non siamo noi, giallisti, a uccidere la letteratura. È il romanzo italiano che si sta suicidando”. L’attento scrittore affermò che il motivo del disamore del pubblico, verso la letteratura, va imputato agli scrittori “che hanno rinunciato a raccontare emozioni”.Non saprei chi mettere alla gogna tra gli scrittori che scrivono romanzi ricchi di ciancerie, laddove più s’avanza nella lettura più si rischia l’embolia cerebrale! Molti scrittori contemporanei sono degli autentici spropositati; tanti i loro libri che ho esaminato, tanti i periodi sgangherati, armoniosi, lunghi... Non è poi così difficile scrivere per offrire spasmo, entusiasmo od aberrazione nell’animo dei lettori. Una lettura deve essere avvincente, tale da invitare chi legge a “voltare pagina”. Esistono libri infarciti di espressioni vanamente gonfie, abbruttite e appesantite da tecnicismi, barbarismi, neologismi e altre diavolerie con difficoltà del capire; fiumi di frasi difficili, fatica di apprendere il senso. Questi famosi autori credono che le parole rare e incomprensibili pronunzino il discorso bello e apprezzato da un qualunque lettore. Non è affatto così! La lettura deve essere “dolce e scorrevole”.Per terminare: tra i romanzieri, che ammiro sono Ian Fleming, il “papà” di James Bond; poi Ken Follet, bravo autore de “La cruna dell’ago”; Renato Olivieri, il creatore di Giulio Ambrosi, il vice commissario in quel di Milano. Gli scrittori detestabili? Uno solo: quel coglione di Stephen King; questi scrive mille pagine dove l'horror ha il 20% di “sapore”, il resto è intenzionato di tenere in sospeso il lettore: pagine di pedanterie, pignolerie, seccature nei dialoghi e nelle ambientazioni! E lo definiscono il “re del terrore”!

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Come annunciato nella home page ho dato spazio nel mio sito a due amici: Giuliano Fiorani ed Ezio Sangalli. Li ho ospitati per la loro utilità nel diffondere testi obliati e meritevoli d’ogni menzione. A proposito di Fiorani, i suoi scritti sono rappresentativi: un qualunque uomo, leggendoli, lo fa dotto. Di Sangalli, è coordinatore del bimestrale “Quaderni di Storia”, quaderni dove trattano disparati argomenti. Gli scritti dei due amici hanno un qualcosa a che fare, non solo per me. Ospitare questi due scrittori nel mio sito ha un senso regale per me. Offrendo spazio ai loro scritti, è rivolto particolarmente a quegli uomini e donne che da anni appartengono a quel variegato e, a volte, sconclusionato mondo, impropriamente chiamato della “destra radicale”. Mondo che, nella sua origine aveva preso l’avvio dalla sconfitta della Repubblica Sociale Italiana, volendo perpetrare i “principi”, non rassegnandosi, giustamente, a vivere in una società che stava per intraprendere la sciagurata strada della democrazia e del materialismo, portata per mano dai liberatori americani, così come accadeva di là dal muro con il comunismo altrettanto materialista e negatore dell’Uomo. Ebbene, questo mondo, da allora, si è diviso, spezzettato; ha assunto posizioni strambe e contraddittorie dando origine a gruppi, gruppetti, movimenti e partiti. Uomini puri e coerenti e rinnegati della peggior specie, si sono mossi e si muovono, in esso, coinvolgendo altri uomini e perseguitando i loro obiettivi. Io, penso che ciò continuerà ad accadere, che ci saranno sempre gli idealisti e i profittatori in grado di non giudicare nessuno. Credo, però, fermamente, che l’attuale società, quella del consumismo, del liberismo, dell’integrazione razziale e dell’annientamento dello Stato nella sua accezione alta, sia in totale antitesi con ciò che c’insegna la tradizione. È mia ambizione trovarmi ad uomini che intraprendano un cammino politico, o metapolitico, che mi sembri coerente con quello che ha portato i nostri padri ad immolare la vita, addirittura, per quei “principi”. Stando nella mia ideologia politica, apprezzo pure quei tempi passati quando ancora nelle sedi della “Giovane Italia” e del M.S.I. si notavano i simboli delle rivoluzioni nazionali europee, quando ci si chiamava, con orgoglio, tra quei militanti, “camerati” e si respirava il clima di battaglia contro i rossi e contro il sistema. Grazie a Fiorani e a Sangalli, ho capito il valore morale di quei militanti. Le loro idee sono divenute mie. Sono uomini che hanno sempre seguito un cammino politico coerente e che, nei momenti duri, hanno saputo dimostrare il loro cameratismo.

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